Come ho fatto per: manuale della richiesta di borsa Erasmus – Andrea

Forse è ancora un po’ presto per parlarne, visto che queste informazioni potranno essere utili alle “nostre” matricole solo dal prossimo anno, ma vorrei raccontarvi i vari passaggi per riuscire a partire, senza impazzire, per il progetto Erasmus. I ragazzi del terzo che sono partiti potranno raccontare dell’incredibile esperienza del trasferirsi per un po’ all’estero, dell’arricchimento professionale ed umano che viene dal lavorare in un paese e all’interno di un sistema sanitario diversi, da quelli che siamo abituati a vivere quotidianamente. E, perché no, anche della vita mondana di città quali Londra, Stoccolma, Barcellona… Tutto bello, tutto fantastico. Ma come riuscire ad arrivare a godere di tutto ciò? Perché dietro ad un turno in Svezia, ad una serata a Londra, ad una giornata in spiaggia in Spagna, c’è un mondo di scartoffie e moduli. Intendiamoci, partire non è impossibile. Ma può risultare ( leggermente) stressante e complicato. Io voglio raccontarvi, le tappe che, spero, mi porteranno l’anno prossimo a Barcellona.

Piccola premessa. A settembre compirò 28 anni. Non mi considero poi così vecchio. Ma, e credo che altri nella mia condizione possano confermare, essere circondati da compagni che hanno dato la maturità solo qualche mese prima, un po’ di malinconia mista a fretta la mettano. Dico questo perché, fino a poco prima della scadenza per la presentazione della domanda, non avevo nessuna intenzione di provare a partire, considerando l’Erasmus un rischio troppo grande, in termini di tempo perso, per arrivare all’agognata laurea e al posto di lavoro. Poi la voglia di vedere una fetta di mondo diversa da quella che conosco, la sottile opera di convincimento di una mia compagna e la raggiunta consapevolezza che quest’occasione sarebbe stata molto probabilmente l’ultima, mi hanno convinto. Ma si, proviamoci! Ed eccomi, a pochi giorni dalla scadenza del bando, a dover decidere dove andare a “professionalizzarmi”. Il tempo è poco. Le informazioni da reperire molte. Tra le quali: quanti hanno fatto richiesta e per dove? (in modo da non farci concorrenza, almeno tra compagni di corso); quali sedi hanno poi effettivamente attivato il progetto? (si vociferava di sedi che puntualmente, una volta vinto il bando, non attivavano il programma Erasmus lasciando sedotto e abbandonato il povero studente vincitore); per la lingua come si fa? boh!;  per gli esami non registrati? Bisogna andare in segreteria a ritirare un modulo? Quale segreteria? Quella al Piovego o in palazzina dei servizi? È sufficiente un’autocertificazione? Bisogna scaricare qualcosa da Uniweb??

Insomma avete capito. Confusione e fretta mal si conciliano. Alla fine, il giorno 3 marzo alle ore 12 (la scadenza è fissata per le ore 12.30 del giorno stesso, con il turno pomeridiano ad incombere), io e altri due miei compagni stiamo compilando il modulo. Il dubbio è sempre quello: “Per dove facciamo domanda? Io voglio Barcellona. Ma tanti fanno domanda per Barcellona. E se non ci prendono? C’è sempre il secondo bando. Mal che vada andremo a Lugano. O la va o la spacca. E Barcellona sia.”

Le mille domande che ci attanagliavano, le speranze che nutrivamo, i dubbi che ci laceravano avrebbero trovato risposta il 25 marzo. Ventidue giorni all’ora X, scherzando sulle indubbie qualità di Lugano (non devo spiegarle vero?), fantasticando sull’appartamento spagnolo, immaginando le difficoltà di comprensione di spagnolo e soprattutto catalano (“Disculpe enfermera, estoy muy dolorido”” Si, la vuole naturale o gasata?” cito letteralmente Paulo). Ventidue giorni, tra tirocinio, report e laboratori, volati via. Ed eccomi, venerdì 25 marzo alle ore 13, in trepidante attesa davanti al pc. Mi collego al sito dell’Erasmus. Niente. “Forse è ancora troppo presto. Ma avevano detto che avrebbero pubblicato le graduatorie per le 13. Va bè si sa come vanno ‘ste cose. Non sono mai puntuali. Mollo il pc, provo a non pensarci e mi guardo un po’ di tv”.

Ore 14. Riproviamo. Mi collego. “C’è! È uscito il bando!” Clicco e..errore. La pagina non si apre. Provo e riprovo. Niente. “E che c…o! No!!!” (versione edulcorata per chi non sopporta le parolacce). Giro di messaggi. “Tu riesci ad aprirlo? No. E tu? Nemmeno io. Ma ci prendono per il c..o?!”. Alla fine mi arriva un link sul profilo di Facebook. Un dolce link. Lo apro. Scarico il PDF e…si!!!! Barcellona arriviamo! Presi tutti! Ola Padova!!! A (forse) mai Lugano!!!

Lo so. Vi aspettavate qualche informazione in più. Qualche dettaglio utile.  Prendetevi per tempo. Leggete bene non solo il sito dell’Unipd, anche quello dell’università straniera dove volete andare (soprattutto circa i requisiti necessari per poter partire, conoscenza della lingua in primis), se non sapete un’acca di inglese, spagnolo, tedesco, non usate Google traduttore, chiedete ad un amico di aiutarvi nella traduzione! Se conoscete qualcuno che è partito l’anno precedente chiedete informazioni sulle procedure da seguire e sulla sede. Insomma se riuscite, raccogliete un buona quantità di notizie, in modo da scegliere con calma e senza rischiare di avere sgradite sorprese.

Per quanto riguarda il modulo, la sua compilazione non è complicata. L’unico punto che può dare noie è quello degli esami sostenuti. Non è necessario andare alla segreteria lungo il Piovego. E’ una perdita di tempo andare in segreteria in palazzina servizi. E’ sufficiente scaricare da Uniweb l’attestato degli esami sostenuti. Per quelli che ancora non sono registrati è sufficiente compilare la tabella presente nel modulo stesso, con valore di autocertificazione.

E la lingua. Eh, quella, almeno per me, è stata un problema. Per chi ha comprovate competenze linguistiche, la questione non si pone. Si mette conoscenza buona/ottima e si sta tranquilli. E per chi, diciamo, zoppica un po’ e tra le due lingue che parla fluentemente può vantarsi di annoverare il dialetto veneto? Mettete conoscenza sufficiente. Successivamente verranno organizzati corsi di lingua appositamente per gli studenti Erasmus (vi assicuro che alla riunione si è parlato anche di principianti assoluti). Una cosa però voglio sottolineare. Controllate sul sito dell’università estera tra i requisiti linguistici richiesti. Alcune potrebbero chiedere attestati di corsi quali DELE per lo spagnolo, IELTS o TOEFL per quella inglese, livello intermedio o B2. E sappiate anche che se già li avete, potrebbero anche non essere accettati se troppo datati.

Ah ultima cosa. Alla presentazione della domanda dovete essere in regola col pagamento delle tasse universitarie, quindi prima accertatevene.

Il prossimo passo è l’accettazione.

Andrea

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