La dignità dell’infermiere – IPASVI

Ultima giornata del XIV congresso IpasviSanita’, infermieri, basta con stereotipi in tv e al cinemaLa presidente Silvestro: ”L’opinione pubblica ha ancora una percezione inadeguata del ruolo e dell’attivita’ degli infermieri”

Roma, 22 ott. (Adnkronos) – Basta con lo stereotipo dell’infermiere che ‘ciabatta’ in giro per l’ospedale. Basta con l’immagine dell’infermiera sexy, poco vestita e disponibile, protagonista delle commedie erotiche degli anni ’70 e ancora presente sul piccolo e grande schermo. A chiedere il cambiamento dell’immagine di questa professione in tv e al cinema in Italia sono i diretti interessati, durante il XIV congresso della Federazione nazionale dei collegi degli infermieri (Ipasvi), che si chiude oggi al Palalottimatica a Roma.

”In Italia – afferma Annalisa Silvestro, presidente dell’Ipasvi – l’opinione pubblica ha ancora una percezione inadeguata del ruolo e dell’attivita’ degli infermieri. Perche’ sono ancora vivi luoghi comuni difficili da scardinare, nonostante la costante crescita di questa professione. Un certo tipo di produzione cinematografica e televisiva presenta la figura dell’infermiere in modo addirittura offensivo, associandola all’erotismo e al sesso. Neppure la fiction – sottolinea – rende giustizia: i protagonisti della sanita’ continuano a essere i medici, a cui vengono affidati sempre i ruoli di maggior spessore. Gli infermieri invece, nel migliore dei casi, vengono rappresentati come persone dal grande cuore, ma mai come professionisti con responsabilita’ e competenze. Anzi, appaiono frustrati, infelici e pettegoli”.

E questo ha fatto e continua a far male alla professione: ”Per anni – prosegue la Silvestro – tanti stereotipi hanno allontanato i giovani dalla scelta di questo lavoro”.

Diversa, fannno notare gli infermieri, la situazione in altri Paesi. ”La fiction made in Usa – sostiene la Silvestro – si avvale di staff di consulenti per realizzare sceneggiature e copioni corretti nei contenuti. In questi serial i medici, pur rimanendo ancora i protagonisti indiscussi, si confrontano costantemente e collaborano con gli infermieri”.

Rispetto all’immagine dell’infermiera subalterna e con scarso potere contrattuale, in Italia la professione e’ molto cambiata negli ultimi anni, diventando piu’ qualificata. ”E’ ora – sottolinea la Silvestro – che questi cambiamenti siano percepiti dall’opinione pubblica. Del resto, il giudizio dei pazienti a contatto con gli infermieri e’ positivo”. L’Ipasvi ”pretende”, percio’, un ”maggior rigore dagli mezzi di comunicazione, per un’informazione corretta ai cittadini”.

2 commenti to “La dignità dell’infermiere – IPASVI”

  1. L’Italia arriverà prima o poi a fare fiction con l’infermiera più qualificata…già si sta iniziando…si sa che il nostro paese è sempre più “lento”…
    ed è giusto che l’infermiera non sia più vista come l’oca sexy che ci prova con tutti..(a patto che le nostre colleghe non contribuiscano a far pensare ciò, e purtroppo qualcuna ancora lo fa!).
    Diamo noi, uno per uno, una per una il nostro contributo lavorando seriamente e con passione… e vedrete…i pazienti nella maggior parte dei casi lo riconosceranno e vi ringrazieranno con la stessa passione, a volte anche di più!!!!!

  2. Senza dubbio, con tempi biblici, avremo modo di vedere anche in Italia un infermiera più “professionale” e “dignitosa”. Ma sul termine dignità, che tanto è stato sbandierato e al quale si è fatto appello, forse si LO SI dovrebbe affrontare con maggiori argomentazioni.

    L’immagine poco considerata dell’infermiera continua ad essere mantenuta, non tanto per le fiction, per le ingenue locandine promosse in occasioni goliardiche da un gruppo di giovani studenti il cui obiettivo era solo quello di divertirsi, ma dai comportamenti, a dir poco deplorevoli di certi infermieri/e: stile e portamento poco elegante, parlata dialettale, scarsa capacità di argomentare e sostenere dibattiti clinici con rigore scientifico. Queste persone, molte purtroppo, continuano a offrire modelli professionali a studenti e utenti tali da non permettere la crescita dell’immagine e dello stile, anche a fronte di competenze indiscutibili e di grande valore oltre che di percorsi accademici. Allora, per favore, non strappiamoci ipocriticamente le vesti!
    Promuoviamo la consapevolezza del singolo stimolando l’autocritica e il confronto tra il modello ideale e quello reale dell’infermiere. Promuoviamo il rispetto per la persona, rivisitiamo il significato di professione di aiuto; rivediamo la morale personale per rafforzare l’etica (e la deontologia) professionale! Solo in questo modo la dignità intrinseca nella persona dell’infermiere potrà rinforzare la dignità professionale.

    D’altro canto, se è vero che la ‘dignità’ è connessa sia al fatto che l’uomo si differenzia dal resto della natura perché è l’unico animal rationale, sia al fatto che si differenzia da altri uomini per il ruolo attivo che egli svolge nella vita pubblica e che gli conferisce un particolare valore, allora le considerazioni fatte sopra trovano ragione. Nel primo senso, è la persona in quanto tale ad avere quella dignità che gli deriva in quanto uomo (e niente e nessuno la può ridurre o misconoscere in quanto ontologicamente fondata), nel secondo senso, dipende dalla posizione che egli ricopre nella scala gerarchica sociale. Quale posizione occupa l’infermiere nella scala gerarchica della nostra società? Secondo Cicerone, che per primo ha messo a fuoco entrambe le accezioni, questo significava che l’uomo che si abbandonasse al piacere dei sensi violerebbe la dignità della sua natura razionale, mentre la sua dignità personale scaturiva dalle azioni da lui compiute per il bene comune.
    Riflettiamo su queste note, per cercare di recuperare il vero significato di dignità legata alla professione dell’infermiere !!!

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