Oltre le nubi nere – legittimi dubbi.

Guardo continuamente l’orologio, non riesco a stare seduta sulla sedia e a studiare tranquillamente. Ogni cinque minuti mi alzo e percorro la stanza misurandone il perimetro con i passi. Sono inquieta. Finalmente suona il telefono, mi precipito di corsa per rispondere. Dall’altra parte della cornetta la voce fioca e triste di un mio compagno di studi che mi aggiorna sui risultati dello scritto dell’esame di tirocinio. Scorre l’elenco, arriva al mio nome. “Mi dispiace, non sei stata ammessa”. Continua a scorrere la lista, anche lui non è stato ammesso all’orale. Silenzio. Tradita dall’emotività e dalla tensione ho fallito nell’esame più importante della mia vita, il compito da 26,5 crediti che mi permette di concludere il terzo anno e di laurearmi. La mia spada si è infranta contro le squame d’acciaio di un mostro che non sono riuscita a sconfiggere. Mi siedo e finché tento di dire all’amico un paio di parole di conforto che suonano poco convincenti, un milione di immagini mi scorrono davanti agli occhi. Nottate a studiare, pagine di appunti, serate con gli amici a cui si ha rinunciato, sveglia all’alba per studiare e addormentarsi la sera sui libri. L’immagine dei genitori che hanno investito su di te, che hanno delle aspettative, le mie stesse aspettative e anche un po’ di autostima che scendono a valori sotto lo zero. Ho fallito, come farò a fare il prossimo appello ad agosto?? Poi, lente ed inesorabili, affiorano le immagini delle giornate di tirocinio. Tre anni di sacrifici. Pomeriggi a fare kilometri lungo le corsie,le levatacce delle 5 del mattino, il freddo abbraccio dell’aria invernale quando smontavo dalla notte, le ore perse ad aspettare gli autobus, la stanchezza che mi faceva cadere addormentata dovunque posassi il capo, il pranzo fugace sulla terrazza del Giustinianeo prima di entrare in turno. E poi, la vita fuori dall’ospedale, arrivare a casa e non potersi gettare sul divano a riposare perché la famiglia ha bisogno del tuo contributo domestico, le ripetizioni ai ragazzini delle medie per poter mettere insieme qualche soldo in più e riuscire a pagare le tasse universitarie senza pesare sul bilancio familiare, gli amici che ti guardano quasi offesi quando non riesci ad uscire perché “ragazzi scusate, ma ho la notte/ domani mattina mi devo alzare alle 5/ stasera arrivo a casa alle 21 e 30”. Infine ecco, davanti a me i miei pazienti e le parole che mi hanno rivolto. Sguardi che ti raccontano le aspettative e le paure di chi sa che quando si viene ricoverati in rianimazione proprio non si scoppia di salute, volti che si animano nel momento in cui si dona quell’attenzione in più. Quel “Grazie, sei la prima persona che da quando sono qui mi fa un sorriso!”. E mi fermo. Guardo questo calice amaro e mi accorgo che in realtà è mezzo pieno. Ripenso ai miei pazienti e in un barlume di lucidità realizzo che molti di loro avrebbero preferito di gran lunga dover rifare un esame universitario, seppure quello da cui dipende la conclusione della carriera scolastica, piuttosto che sentire il medico pronunciare la diagnosi. Ho sempre insegnato ai miei pazienti a guardare positivamente alla vita, quindi non vedo motivo per cui non dovrei farlo anch’io. Se sono arrivata fin qui, non sarà certo un esame a fermarmi perché la voglia e la volontà di concludere bene gli studi ci sono. In fondo c’è il secondo appello, non è ancora finita questa battaglia e magari potrò scoprire che le squame del mostro non sono così infrangibili, ma dipende tutto dall’angolazione con cui si usa la spada. L’unica cosa che mi lascia l’amaro in bocca è il pensiero, vile ma legittimo, che se fossi stata una tirocinante fuori sede non avrei dovuto sostenere quest’esame e alla fine del percorso di studi risulterei comunque laureata presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi di Padova. Non l’ho scelto io di fare il percorso sperimentale, cosa di cui nonostante tutto sono contentissima, come non hanno scelto gli studenti fuori sede di fare un tirocinio che non preveda un esame finale di questo tipo. Ci siamo trovati in questa situazione. Non è colpa di nessuno, ma è inevitabile chiedersi se sia davvero giusto. Kiki

3 commenti to “Oltre le nubi nere – legittimi dubbi.”

  1. mi chiedo perchè non venga fatta una valutazione complessiva su come è andato il tirocinio, invece che sia il solo esame scritto e orale a determinare tutto il lavoro svolto dal tirocinante, compresa la parte gravosa dei mesi trascorsi nelle corsie dell’ospedale. Occorre forse correggere il tiro e considerare quanto sia preziosa la presenza degli allievi infermieri in ospedale; riconoscere il loro ruolo ed il loro lavoro, peraltro a costo zero per l’azienda sanitaria, significa dare un contributo al corso sperimentale di infermieristica ed allo stesso servizio sanitario. Lorena Piacentin

  2. Un abbraccio di conforto da un tuo collega studente anch’egli alle prese con gli ultimi esami di tirocinio.
    Sembra da quello che ho letto molto più difficile del nostro corso. Noi li abbiamo divisi in blocchi da 13-12 crediti per semestre, sono orali sugli obiettivi. Anche noi non abbiamo un effettiva validazione del lavoro svolto durante il tirocinio…questo vuol dire che se in un reparto si lavora talmente bene che poi gli infermieri ti trattano come se fossi di ruolo, e all’esame ti dimentichi di dire che mi lavo le mani prima di un campo sterile(fatto ovvio!) vieni rimandato senza troppe storie…ma almeno non perdo le ore effettuate e posso riprovare il prossimo appello.

    Se posso però darti una visione positiva è quella che infine quella più preparata tra me e te sarai sicuramente tu…e nel nostro lavoro questo è fondamentale!

  3. Mi fa male leggere queste parole,sono un’infermiera “esperta” (già mi fa ridere questa dicitura) e ti dico di non mollare.Non farti intimorire da nessuno,il nostro lavoro è uno dei meno pagati,dei meno considerati in questa Italia in mano ai baroni.Io ho piena fiducia nella vostra generazione perchè siete voi che dovete cambiare le cose ,che dovete imporvi come professionisti e non come servi dei medici! siete voi che dovete ricoprire i ruoli dell’insegnamento e della formazione in modo da non lasciarla in mano a gente frustrata che forse in vita sua non ha mai fatto nemmeno un’ora di corsia.Ho avuto delle tirocinanti meravigliose,capaci ,pronte ad imparare qualsiasi cosa e dotate di una carica umana che nemmeno le mie colleghe hanno.Avanti sempre mai mollare!

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