Posts tagged ‘terzo anno’

luglio 2, 2011

Oltre le nubi nere – legittimi dubbi.

Guardo continuamente l’orologio, non riesco a stare seduta sulla sedia e a studiare tranquillamente. Ogni cinque minuti mi alzo e percorro la stanza misurandone il perimetro con i passi. Sono inquieta. Finalmente suona il telefono, mi precipito di corsa per rispondere. Dall’altra parte della cornetta la voce fioca e triste di un mio compagno di studi che mi aggiorna sui risultati dello scritto dell’esame di tirocinio. Scorre l’elenco, arriva al mio nome. “Mi dispiace, non sei stata ammessa”. Continua a scorrere la lista, anche lui non è stato ammesso all’orale. Silenzio.

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maggio 9, 2011

Tutto iniziò da una “I”

Ve lo ricordate il test d’ammissione? Passeggiata per chi aveva già solide basi di chimica, fisica e biologia, un incubo per chi, come me arrivava diretta dalle superiori dopo aver fatto 5 anni di percorso un po’ distante da quello che si stava per intraprendere. Nonostante la preparazione estiva (libri di amici, appunti, note su internet, San Wikipedia e volumi di test prefabbricati) il giorno della prova il buio regnava supremo nel mio cervello. Vuoto cosmico, buco nero. O, se preferite immaginare qualcosa di più carino, quelle palle di rovi che rotolano nei deserti del far west (tipica scena da film per indicare desolazione più assoluta).

Seduta su un gradino di una scala del Paolotti, cercavo di assimilare per contatto le nozioni dalle pagine di un libretto dei test, ma non rimanevo ahimè indifferente ai commenti degli altri centinaia di studenti, che come me, aspettavano di entrare. “tento questo solo per non perdere un anno se non passo medicina” “io ho fatto veterinaria ieri, questo è solo un salva anno”. Perfetto, ero l’unica (forse di quella scala) ad aver messo come prima scelta Infermieristica.

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marzo 24, 2011

dal terzo anno con amore, grazie.

Ripercorrendo un po’ il percorso di questi tre anni, mi trovo come veneranda studentessa del terzo anno a fare un po’ il punto della situazione. Ricordo un po’ il primo giorno di università, la borsa a tracolla, e la cartina alla mano perché sì, pur essendo padovana non sapevo bene dove fossero le aule.

E il pensiero degli ultimi giorni, vissuti ben consapevoli che sono stati GLI ULTIMI per eccellenza, le condivisioni dei pranzi in mensa, soprattutto alla Forcellini quando c’era da festeggiare e quindi si pensava di meritarsi un pranzo più decente, le risate in aula studio mentre tutti gli altri studenti diligenti ti strafulminavano per averli distratti dal loro libro.

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